Aperidea. Siamo sempre responsabili?

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Essere responsabili, lo siamo sempre? Questa la domanda al centro di questa settimana della rubrica Aperidea, a cura di padre Gaetano Piccolo Sj.

Nella parabola del Samaritano, che leggiamo nel Vangelo di Luca, c’è una provocazione a cui nessuno può sottrarsi: Gesù descrive l’esitazione di un sacerdote e di un levita davanti a un uomo in difficoltà. Si tratta di due persone che hanno a che fare con il culto e che dovrebbero fermarsi quanto meno per motivi religiosi davanti alle difficoltà di una persona. Essi invece fingono di non vedere. Non si lasciano toccare. A differenza del sacerdote e del levita, dice Gesù, un samaritano che percorreva la stessa strada, ma che certamente non proveniva dà Gerusalemme per motivi religiosi, dal momento che i samaritani celebrano il loro culto sul Garizim, si ferma.

Questa immagine è fortemente provocatoria: Gesù vuole dire che fermarsi davanti all’altro non è questione di religiosità o di ideologia o di filantropia. Fermarsi davanti all’altro è questione di umanità. In altre parole non puoi farne a meno, se non venendo meno alla tua umanità.

Ascolta l’intera puntata di Aperidea, andata in onda lunedì 21 gennaio

 

In questo senso, Lévinas diceva: la responsabilità per l’altro mi incombe. Noi non scegliamo di essere responsabili davanti a un altro, chiunque egli sia, noi lo siamo. L’altro ci interpella inevitabilmente con la sua presenza. L’altro, dice sempre Lévinas, è uno straniero non voluto nel mio mondo. L’altro entra inevitabilmente dentro il mio spazio, e io ne divento responsabile. Per questo vorremmo eliminarlo, perché l’altro ci crea inevitabilmente disagio, ci interpella, ci scomoda.

La parola responsabilità viene da rispondere. E noi non possiamo fare a meno di rispondere. La nostra prima mossa non è mai una domanda, perché siamo chiamati alla vita. La prima parola non è mai nostra. Veniamo sempre dopo qualcuno. Per questo, ciò che ci caratterizza più propriamente è essere interpellati per dare una risposta. La nostra vita è fin dall’inizio un invito a rispondere. Ecco perché non ci possiamo sottrarre alla responsabilità.

Anche Bonhoeffer diceva che solo chi vive per qualcuno, vive responsabilmente, ossia vive. Molti atteggiamenti denunciano il tentativo diffuso di sottrarci a questa responsabilità che qualifica la nostra umanità: tendiamo ad abdicare la nostra responsabilità consegnandoci al leader carismatico, politico o religioso. Tendiamo a chiedere ad altri di decidere per noi. Altre volte temporeggiamo, ci prendiamo tempo, lasciando che la vita decida per noi.

La realtà invece continuamente ci interpella. La realtà è generosa e ci affida sempre un compito, come ricordava Viktor Frankl. Essere responsabili vuol dire aprire gli occhi per vedere il compito che la realtà ci sta consegnando, l’appello a cui ci viene chiesto di rispondere, il senso del momento che stiamo vivendo.

Esercizio: qual è il compito che oggi la realtà ti sta affidando? In che modo stai rispondendo o potresti rispondere?