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Aperidea. La morte, cos’è?

Scritto da il 4 Marzo 2019

Cos’è la morte? Una domanda che ogni uomo prima o poi si pone, ma in realtà la morte sta già dentro la vita.

Fin dall’inizio della nostra vita sperimentiamo l’inevitabile fine delle cose. Finisce il rapporto simbiotico con il corpo di nostra madre, finisce il tempo in cui siamo accuditi, finiscono i giorni, gli anni. Siamo avvolti in qualche modo nella morte, senza la quale non potrebbe esserci nuova vita. I passaggi della nostra vita sono segnati da questa fine che prelude a qualcosa di nuovo.

Fin dall’antichità la morte ha rappresentato un enigma drammatico: dove vanno a finire le cose? E qualche filosofo, come Epicuro, ha cercato di esorcizzare la paura delle morte, sostenendo che non bisogna averne paura, perché nel momento in cui essa giunge noi non ci siamo più, e fin quando siamo consapevoli la morte non c’è. Una magra consolazione, perché l’uomo si porta dentro una domanda più profonda, la paura di essere dimenticato. Non a caso, uno dei tratti più antichi che connotano gli esseri umani è il culto dei morti, il desiderio di prendersi cura del ricordo dei proprio cari.

Ascolta l’intera puntata di Aperidea andata in onda lunedì 4 marzo 

Guardando la morte sul volto degli altri, impariamo qualcosa della nostra vita, impariamo che siamo esseri fatti di tempo. Impariamo che la nostra vita è un segmento dentro una linea che ci precede e che continua. Una lunga tradizione spirituale ha sostenuto la fecondità della meditazione sulla morte. È un richiamo innanzitutto all’umiltà, ci aiuta a vincere i nostri deliri di onnipotenza. In fondo ciascuno è chiamato a dare alla vita quello che può, nella consapevolezza del proprio limite temporale. La morte ci ricorda di essere responsabili, perché altri vengono dopo di noi, altri ai quali possiamo consegnare qualcosa.

La morte chiude la nostra esistenza e quindi ci aiuta a vederla nel suo insieme. È uno stimolo a chiederci cosa vogliamo farne di questo segmento di esistenza che mi è dato. Solo che guardo la mia esistenza dal punto di vista della morte, posso decidere come viverla. Senza la consapevolezza della morte, potrei illudermi di avere davanti a me un tempo illimitato e quindi rischierei di non prendermi mai sul serio. La morte mi ricorda invece che c’è un progetto che posso costruire e di cui posso prendermi cura.

Al contrario, proprio esorcizzando e allontanando la morte, finiamo col vivere la nostra esistenza in maniera inautentica, pensando di avere possibilità infinite, senza decidere mai chi vogliamo essere. La morte è un momento di separazione. E la vita in fondo ci preparare continuamente a questo evento, attraverso i continui distacchi che continuamente siamo chiamati a vivere.

La morte non è dunque solo l’evento finale di una vita, evento che talvolta giunge in maniera drammatica e dolorosa, ma la morte sta già dentro la vita. Forse, come san Francesco, dobbiamo imparare a riconoscerla come nostra sorella, senza considerarla un’ estranea o un ospite indesiderato.

Esercizio: prova a immaginare di essere in punto di morte. Come rileggi la tua vita a partire da questa situazione? Di cosa sei contento e cosa ti sarebbe mancato?


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