Aperidea. Conoscere noi stessi è possibile?

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Conoscere noi stessi è possibile? Questa la domanda che si pone questa settimana, padre Gaetano Piccolo Sj, nella nona puntata della rubrica di spiritualità Aperidea.

“Sono diventato una grande domanda per me stesso”, diceva Agostino, proprio mentre intraprendeva quel cammino di rilettura della propria vita che sono le Confessioni. Per Agostino si tratta di un cammino di conoscenza che può avvenire solo nella relazione con Dio. Le Confessioni infatti sono innanzitutto una lode a Colui che gli ha dato la possibilità di vivere e costantemente lo mantiene nell’esistenza.

Per Agostino la conoscenza di sé e la conoscenza di Dio vanno quindi di pari passo, proprio perché l’oscurità che Agostino ritrova in se stesso può essere illuminata solo da colui che è la luce e che mi conosce fino in fondo, come recita il salmo 138.

Ascolta l’intera puntata di Aperidea andata in onda lunedì 14 gennaio 

Chiunque provi a guardare dentro di sé incontro una mondo molto complesso. Potremmo paragonare la nostra interiorità a un castello, dove c’è un ponte levatoio che mette in comunicazione con il mondo esterno, dove c’è un fossato che stabilisce una distanza da varcare, ma che non è dato a tutti attraversare. La possibilità e le difficoltà della comunicazione dipendono proprio dal funzionamento di questo ponte e di questo fossato.

Ed entrando dentro questo castello, troviamo tante stanze, molte sono aperte, altre sono chiuse, misteriose. Sono i luoghi della nostra interiorità in cui preferiamo non entrare o che desideriamo tenere chiusi. E ovviamente ci sono anche le finestre e i balconi che permettono alla luce di entrare, ci sono persino le terrazza e i tetti da cui possiamo ammirare il mondo esterno, possiamo contemplare il cielo, ma possiamo anche intravvedere i nemici che si avvicinano.

E in ogni castello ci sono anche le cantine e le prigioni, i loghi più oscuri, quelli dove mettiamo le cose da dimenticare o dove ingabbiamo gli aspetti di noi stessi che non amiamo e che non vogliamo fare emergere. Data questa complessità, è difficile che da soli possiamo comprendere tutto quello che ci appartiene e ci caratterizza. Ci sono certamente aspetti pubblici della nostra vita, cose che tutti sanno o possono sapere, come i nostri dati anagrafici.

Ma ci sono anche aspetti che conosciamo solo noi stessi, i nostri segreti, i nostri pensieri e i nostri sentimenti più privati e personali, tutto quello che custodiamo in modo prezioso. Ci sono però anche aspetti di noi che ci sono ignoti, mentre sono visibili agli altri: a volte non ci accorgiamo o non vogliamo vedere alcuni nostri modi di fare.

Più semplicemente, è ovvio che gli altri vedono il nostro volto, mentre noi abbiamo bisogno di uno specchio per guardarci. È possibile inoltre che ci siano aspetti così misteriosi di noi stessi da essere nascosti sia a noi che agli altri. La conoscenza di noi stessi cresce quindi nella misura in cui abbiamo il coraggio di indagare quello che gli altri vedono di noi e che ci è ignoto, o nella misura in cui approfondiamo quegli aspetti misteriosi che sono dentro di noi anche se non ne siamo consapevoli. Proprio a causa di questa complessità, la conoscenza di noi stessi resta sempre parziale. Rimane dentro di noi come un desiderio che ci spinge, ma che rimane sempre incompiuto.

Una delle difficoltà maggiori nasce proprio al fatto che in questa ricerca noi siamo sia il soggetto che indaga sia l’oggetto cercato. Siamo così coinvolti in questo percorso che difficilmente le cose ci appariranno del tutto chiare, mentre infatti ci conosciamo di più, comprendiamo di essere cambiati nella percezione di noi stessi, e pertanto la ricerca si apre di nuovo, in maniera indefinita. È possibile ed estremamente importante intraprendere quindi questa conoscenza di se stessi, ma con la consapevolezza che essa sarà sempre inevitabilmente incompiuta.

Esercizio: prova a immaginare di fare un viaggio dentro di te, nel tuo profondo, quali sono le cose preziose che trovi e che ti farebbe piacere custodire?