Prendere una decisione non è semplice, seppure nel nostro quotidiano siamo continuamente interpellati a prendere delle posizioni. Ne parliamo in questa puntata di Aperidea.

Ogni giorno siamo continuamente sollecitati a prendere decisioni: metto lo zucchero nel caffè o lo prendo amaro? Chiedo scusa a quella persona o faccio finta di niente? Accetto quell’incarico o lo rifiuto? Potremmo dire che il nostro modo di stare davanti alla realtà è necessariamente quello di fare delle scelte.

Gli eventi ci chiedono continuamente di prendere posizione. E attraverso le nostre decisioni mostriamo chi siamo, viene fuori la nostra identità. La decisione è quindi un progetto che si innesca quando la nostra volontà è sollecitata da un oggetto: lo zucchero, una persona, un incarico. In quel momento ogni risposta è ancora possibile.

Ascolta l’intera puntata di Aperidea, a cura di padre Gaetano Piccolo Sj, andata in onda lunedì 18 marzo.

Siamo per ora semplicemente interpellati dalle cose. Sebbene tutto succeda in genere molto velocemente, di fatto è solo successivamente a questa sollecitazione che il nostro intelletto comincia a riflettere sull’oggetto che ci ha provocato. L’intelletto comincia a guardare le cose in generale, secondo dei criteri, attraverso delle leggi etiche, fisiche, biologiche o deontologiche. L’intelletto ci offre dei criteri. In genere sono anche quell’insieme di credenze, vere o false che siano, che ciascuno di noi si forma nel corso della sua vita.

A questo punto abbiamo a disposizione quello che ci serve per decidere. E allora torna in gioco la nostra volontà: voglio lo zucchero o no? Voglio perdonare o no? Voglio quell’incarico o no? Ovviamente dentro questa dinamica si inseriscono molti altri elementi che la rendono più complessa.

Non a caso, un altro termine che usiamo per indicare il processo decisionale è discernimento. Questa parole viene da dis-cernere, ovvero fare una cernita. Una volta infatti che abbiamo raccolto tutto il materiale che ci serve (i nostri desideri che sono stati sollecitati, i nostri criteri, i nostri valori, le nostre credenze…), cerchiamo di operare una valutazione.

Per lo più, soprattutto nelle decisioni più complesse, non è così immediato o chiaro comprendere quale sia la scelta migliore. La decisione è per lo più un rischio che nasce da un ponderazione di beni. Per questo motivo nella decisione sono importanti altri due elementi: la realtà e l’immaginazione.

La realtà ci permette di avere una visone onesta delle nostre possibilità effettive, ci permette di capire dove ci troviamo realmente, quali risorse abbiamo a disposizione, quali sono le conseguenze che realisticamente possiamo prevedere in seguito a una scelta. D’altra parte è molto utile collocare accanto alla realtà anche l’immaginazione.

Quest’ultima ci permette di ipotizzare nuovi scenari, ci permette di essere creativi e di metterci davanti le diverse vie che possiamo percorrere. Alcune di queste vie infatti possono non essere così evidenti all’inizio del nostro processo.

Potrei per esempio prendere lo zucchero di canna piuttosto che rimanere nell’unica alternativa tra usare o meno lo zucchero! La decisione fa emergere anche la nostra relazione con il tempo, sia perché ci trova in un momento preciso della nostra esistenza, sia perché essa avviene durante un certo tempo, ma anche perché deve prima o poi compiersi in un certo tempo.

Alcuni tendono infatti a procrastinare una decisione per non arrivare mai a decidere, ma per quanto abbiamo detto all’inizio non arrivano mai neppure a definire se stessi. Decidere è dunque assumere quelle possibilità che più propriamente ci permettono di essere quello che veramente desideriamo.

Esercizio: Prova a rileggere il processo che ultimamente ti ha portato a prendere una certa decisione significativa nella tua vita. Quali elementi hai considerato e quali ti sembra di aver trascurato?