Animatori ecumenici. Preziosa presenza per la diocesi

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Animatori ecumenici una piccola ma preziosa realtà nella Diocesi di Roma

Nati nel 2009 seguendo la ricorrenza del centenario della nascita del movimento ecumenico, che lavora per la conoscenza e l’unità delle Chiese Cristiane.

Sotto la guida dell’allora vescovo ausiliare della Diocesi di Roma, mons. Benedetto Tuzia, si forma un piccolo gruppo di fedeli provenienti da diverse parrocchie della diocesi con l’obiettivo di promuovere il dialogo e la conoscenza ecumenica nelle proprie realtà parrocchiali.

«Nelle nostre parrocchie c’è l’animatore della Caritas, per le catechesi o la liturgia, ma manca la figura dell’animatore ecumenico», ci racconta Sr. Maria Giampiccolo, membro della Commissione per il Dialogo e l’Ecumenismo del Vicariato di Roma e che da anni segue il gruppo di animatori. «Se ogni parrocchia mandasse anche solo una persona, oggi saremmo 300, invece non è facile convincere i parroci dell’importanza di questa figura, seppure chi ha toccato con mano la preziosità delle nostre attività, ora è contento».

 

Un percorso formativo

Con il Vescovo Siluan degli Ortodossi Rumeni

Si parte con 10 incontri all’anno di formazione ecumenica di base, per conoscere le differenze tra le  confessioni, per poi passare agli incontri con le diverse realtà ecumeniche della città, con incontri in loco e momenti di preghiera comune.

Un percorso di crescita spirituale, oltre che umano, che mira ad allargare anche l’orizzonte delle realtà cristiane presenti nella nostra diocesi.

«C’è necessità di farlo conoscere l’ecumenismo perché ci sono ancora alcune idee pre conciliari», ci racconta il signor Prignano, della parrocchia di San Gioacchino in Prati, animatore ecumenico fin dall’inizio. «Bisogna lavorare per far conoscere e far capire che siamo una Chiesa, la Chiesa è una ed è quella di Cristo. Certo abbiamo espressioni diverse, ma dobbiamo imparare tutti l’uno dall’altro».

«In questi anni ho imparato molto, questo dialogo mi ha dato una certezza nella fede e la capacità di scoprire che ognuno è un dono per l’altro»