Cheaib. Amare se stessi, il primo passo per un vero discernimento

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Amare se stessi è il primo passo per un vero cammino di discernimento. Riparte la rubrica “Il Nascondiglio della Gioia”, curata dal teologo Robert Cheaib.

 

Non si può ospitare nella propria vita la vita di qualcun altro, come nessun’altro si può permettere e tentare di vivere la tua vita al tuo posto. Questa è la prima lezione che ci trasmette la parabola della puntata scorsa, perché in quella parabola nessuno poteva ospitare un’altra persona a casa propria.

Questi siamo noi! Dopo aver parlato di “insiemità” e “comunione”, una cosa è importantissima, l’unico protagonista della tua vita sei tu, per questo non puoi delegare la tua vita ad un altro. Nessuno può integralmente ospitare la vita di un altro o prendere le veci di un altro e vivere la sua vita al suo posto, sarebbe una violazione di libertà. Per questo tutti possiamo empatire e compatire con gli altri, ma ognuno rimane l’unico responsabile della propria vita e delle proprie scelte.

Ciò implica che nessuno può rendermi felice. Gli altri possono darmi occasioni di felicità o infelicità, ma nessuno può rendermi felice, come nessuno può veramente rendermi infelice, sono io che permetto agli altri di segnare e di ferire il mio destino.

Nessuno può amarsi tramite un altro, ognuno deve a se stesso un sano amore, una sana amicizia con se stesso, che non è egoismo, perché in realtà l’amicizia con se stessi è il rimedio all’egoismo.

Ci sono due poli da tenere presente: nessuno può essere felice da solo, ma nessuno può essere la felicità di un altro.

Se nelle precedenti puntate abbiamo parlato della “scusite” come malattia spirituale, dobbiamo, allo stesso modo e con la stessa forza parlare del vittimismo.

Se vuoi discernere il tuo cammino, smettila di leccarti le ferite, alza la testa e guarda il tuo orizzonte e incamminati incurante di quello che ti può capitare dagli altri, perché solo quando prendi la responsabilità della tua vita che diventi capace di risposta.