mercoledì , 22 novembre 2017
Profughi

Alloggiare i pellegrini: opera di misericordia del momento

Accogliere migranti, profughi e rifugiati è l’opera di misericordia più urgente in questo momento storico. Accogliere un forestiero nella propria casa significa accogliere Dio stesso che viene a visitarci. Ospitare i pellegrini è un’opera di misericordia corporale che rappresenta una sintesi della vita cristiana. Il nostro paese, prima di tutto questa città di Roma, è piena di santuari e luoghi di pellegrinaggi dove arrivano molti fedeli per visitare località molto care alla tradizione cristiana.

Il pellegrinaggio ha rappresentato da sempre un viaggio interiore attraverso un cammino fatto di molte riflessioni sulla situazione della propria vita e sull’apertura a quelle realtà spirituali troppo spesso dimenticate a causa della vita quotidiana frenetica e abitudinaria.

Alloggiare i pellegrini è quindi un’opera di misericordia non tanto perché offre alle persone la possibilità di avere gratuitamente vitto e alloggio, risparmiando così il denaro del viaggio; la gratuità dell’ospitalità è la porta d’ingresso del valore dell’accoglienza dei pellegrini. Aprire le porte della propria casa ad un pellegrino significa condividere le esperienze di vita e di fede che spesso sono tralasciate durante le relazioni con amici, conoscenti e parenti frequentati abitualmente.

Il fascino del pellegrinaggio è quello di lasciare le consuetudini della vita ordinaria, per aprire una finestra su nuovi spazi interiori, nei quali avere la possibilità di aprirsi con maggiore sincerità su alcune situazioni delicate della propria vita, di cui si avverte il timore di parlarne per paura di essere giudicati. Il pellegrino è colui che lascia la propria città o il proprio paese per iniziare un itinerario di riscoperta di se stesso, perché libero da quei tanti condizionamenti che si creano nelle relazioni di tutti i giorni.

Quante volte succede che una famiglia che ha ospitato un’altra famiglia conosca alcune problematiche tra i coniugi o alcune difficoltà di relazione con i figli che nemmeno i parenti ed gli amici più intimi conoscano? Quante volte accade che un giovane ospitato all’interno di una famiglia si senta più libero di aprirsi, parlando di quelle difficoltà che non ha saputo esprimere nella sua famiglia per paura di essere punito o rimproverato? Quante volte il racconto della storia di un seminarista aiuta una famiglia ad educare cristianamente i propri figli e a proteggerli da alcune insidie e pericoli?

Alloggiare i pellegrini è una opera di misericordia che produce tante ricompense abbondanti immediate e future. Abramo e Sara hanno ospitato presso la quercia di Mamre tre forestieri, i quali, dopo essere stati accolti con riverenza e nutriti con cibi gustosi, profetizzarono la nascita di un figlio ad Abramo e Sara, una donna ormai avanti negli anni e fuori dall’età del concepimento. La tradizione patristica ha riconosciuto in quei tre misteriosi personaggi l’immagine della Trinità. Questo episodio insegna l’alto valore dell’ospitalità: accogliere un forestiero nella propria casa significa accogliere Dio stesso che viene a visitarci nella persona di quell’uomo e donna che ospitiamo.

Questa è la vera forza del messaggio cristiano, che invita sempre ad aprire le porte del cuore verso coloro che cercano ospitalità. Del resto Gesù stesso è stato un pellegrino ospitato varie volte a Betania da Lazzaro, Marta, e Maria durante i suoi pellegrinaggi a Gerusalemme. Se Marta ha avuto il grande merito di aprirgli la porta di casa e di accoglierlo, Maria ha avuto la grazia di prendere la parte migliore dell’accoglienza, che è quella dell’ascolto. Lazzaro ha stabilito un’amicizia profonda con Gesù a tal punto di essere resuscitato per testimoniare al mondo intero quanto il legame sincero con Gesù sia più forte della morte.

Esistono anche tanti casi di inospitalità e di rifiuto dell’accoglienza dei pellegrini. I Vangeli parlano dei samaritani che erano ostili nell’aprire le porte delle proprie case ai pellegrini diretti a Gerusalemme. Purtroppo questa tragica situazione è presente anche oggi. Molti uomini, donne, anziani e bambini cercano ospitalità nelle nostre terre perché scappano da situazioni di guerra, persecuzione, violenza e povertà, ma incontrano nel loro cammino forze dell’ordine alla frontiera, barriere di filo spinato, muri costruiti nelle zone di confine, controlli serrati ai valichi di frontiera.

Questa situazione suscita una domanda: qual’è la ragione più profonda di questo respingimento dei profughi e dei migranti? Esistono tante risposte a questa domanda. Forse la motivazione più immediata per i governanti è la preoccupazione di mantenere l’ordine, la sicurezza ed il controllo all’interno dei confini dei propri stati. Ma questa risposta, che può apparire la più scontata, nasconde un profondo egoismo e una evidente incapacità di generare integrazione tra i popoli.

La situazione degli immigrati in molti paesi europei rivela una evidente incapacità di integrazione. Integrare non significare rilegare tutti gli emigrati provenienti da una certa zona del pianeta all’interno di quartieri periferici delle metropoli. Questa forma di integrazione la potremmo definire una ‘accoglienza emarginata’, un aprire la porta della propria casa per far rimanere ospiti chiusi in una stanza senza partecipare alla vita della famiglia.

Accogliere vuol dire prima di tutto dare la possibilità di partecipare alla vita politica, lavorativa e sociale del paese ospitante, rispettando la cultura e le tradizioni del luogo, ma avendo la possibilità di arricchire quel paese testimoniando la ricchezza della storia  del proprio luogo di provenienza.

La politica dello scarto è la negazione della cultura dell’accoglienza. La nostra Europa, come denunciato più volte dal Santo Padre, ha da tempo scartato i giovani non offrendo loro le condizioni per trovare un lavoro, ha scartato la vita nascente non favorendo giuste politiche familiari per l’apertura alla vita, ha scartato gli anziani lasciandoli con pensioni inadeguate che li costringono a vivere alla soglia della povertà.

Accogliere i migranti, i profughi e i rifugiati è l’opera di misericordia più urgente da praticare in questo momento storico. L’apertura del cuore ai bisogni dell’altro è la vera via di uscita per accogliere coloro che chiedono il nostro aiuto. L’opera di misericordia è quella di evitare il rimpatrio dei migranti nei luoghi di provenienza durante questo periodo di guerre e di povertà, ma anche scongiurare la soluzione egoistica praticata da accordi internazionali che hanno l’intenzione di rilegare i migranti in paesi che offrono la possibilità di spegnere i riflettori dei mezzi di comunicazione.

In questo modo le istituzioni europee avrebbero la possibilità di dichiarare con troppa facilità di avere risolto un problema che in realtà non è stato gestito ma nascosto, ferendo ulteriormente la dignità umana di persone sofferenti nel corpo e nello spirito.

(da www.zenit.org – articolo di Osvaldo Rinaldi)

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