Alla scoperta della Sindone, un viaggio tra scienza e fede

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La Sacra Sindone protagonista di una nuova rubrica sull’emittente Radio più, che verrà presentata grazie ad una tavola rotonda giovedì 7 marzo.

La parola sindone deriva dal greco sindon e significa lenzuolo, è un grande pezzo di stoffa lungo oltre 4 metri e largo più di un metro, che riporta la doppia figura, frontale e dorsale, dell’uomo che è stato avvolto in questo lenzuolo. Dunque un lenzuolo funebre perché troviamo anche le sue macchie di sangue ed è chiaro che ha avvolto il cadavere di un crocifisso. Ma chi era l’uomo avvolto in questo lenzuolo? È veramente il corpo di Cristo?

A distanza di anni la Sindone è la reliquia più studiata del mondo e il mistero dell’uomo che ha avvolto continua ad affascinare ed alimentare ricerche e studi scientifici. Per questo, la nostra emittente, ha deciso di approfondire questo tema grazie ad esperti come il teologo e iconografo, don Domenico Repice, che a partire dall’8 marzo alle 20.10 condurrà una rubrica su questo tema dal titolo: “Alla scoperta della Sindone”.

Un approfondimento necessario, soprattutto per il periodo quaresimale, che verrà introdotto da una tavola rotonda in programma per giovedì 7 marzo, a partire dalle ore Alla scoperta della Sindone, un viaggio tra scienza e fede 119, presso la Chiesa di Santa Maria Immacolata all’Esquilino. I lavori, che verranno introdotti dal vescovo del settore centro, mons. Gianrico Ruzza, vedranno oltre a don Repice anche la partecipazione del fisico Paolo Di Lazzaro e la sindonologa di fama internazionale Emanuela Marinelli, che abbiamo incontrato per farci raccontare i risvolti scientifici degli ultimi studi effettuati, ma anche le sue ultime ricerche.

Per chi crede, la Sindone è la prova tangibile della morte di Cristo, ma anche per chi non crede rimane un mistero affascinante. Molti si chiedono se questa “panno”, sia vera o un falso storico e proprio la dott.ssa Marinelli ci spiega che è «sicuramente il lenzuolo funebre di un crocifisso, ma la domanda delle domande è se quel crocifisso sia Gesù? E tutto converge al fatto che sia il vero lenzuolo funebre di Cristo».

«Quello che mi ha interessato di più è stato lo studio delle micro tracce presenti in queste tessuto pregiato», ci ha spiegato la Marinelli, che studia da oltre quarant’anni la Sindone ed ha pubblicato sul tema centinaia di articoli e ben diciotto libri.

Prosegui ascoltando la prima parte dell’intervista alla sindonologa Marinelli che spiega il fulcro delle sue ricerche.

La storia della Sindone. Un viaggio lungo oltre 2 mila anni

Grazie allo sviluppo tecnologici le ricerche scientifiche stanno portando risultati rilevanti, mentre altre discipline come la storia presentano delle lacune dovute alle scarse ricerche effettuate in questi anni. Sì perché se la Sindone è presente nel nostro paese, a Torino, da poco più di quattro secoli, un tempo relativamente recente rispetto alla sua età, poco sappiamo del suo percorso dal 1204 al 1353, data in cui compare in Francia a Lirey grazie al cavaliere Goffredo da Charny.

Ma facciamo un passo per volta. La Sindone arriva a Torino nel 1578 perché gli allora duchi di Savoia, proprietari della Sindone, decidono di abbreviare il percorso di San Carlo Borromeo, che aveva deciso di andare a venerare la Sindone nel castello, sempre di proprietà dei Savoia, a Chambery, in Francia. San Carlo Borromeo aveva deciso di andare a venerarla come ringraziamento al Signore per la fine della peste che affliggeva la città di

Alla scoperta della Sindone, un viaggio tra scienza e fede 2Milano, partendo a piedi, per questo i Savoia decisero di portarla a Torino, rafforzando di conseguenza anche il ruolo della loro nuova capitale. I Savoia erano entrati in possesso della Sindone nel 1453 da una nobildonna che l’aveva ricevuta in eredità dal nonno crociato di cui ne era entrato in possesso circa cent’anni prima. Tra i discendenti di questa nobildonna c’era sempre un crociato che sarebbe stato presente al saccheggio di Costantinopoli (attuale Istanbul), dove fonti storiche affermavano di aver visto la rappresentazione del corpo di Cristo su un lenzuolo esposto in una chiesa. Considerato i pollini rinvenuti grazie agli studi scientifici sul tessuto, da cui si evince come molti di questi provenissero da zone nel sud est della Turchia, alcune fonti storiche affermano che provenisse da Edessa (attuale Urfa) e poi successivamente trasportata a Costantinopoli. Certamente la presenza del discepolo Giovanni nel sepolcro e il suo soggiorno ad Efeso insieme alla Madonna, fa pensare che sia stato lo stesso apostolo a portare con sé, fino all’attuale Turchia, la Sindone e custodirla. Una custodia non semplice, soprattutto per i cristiani dei primi secoli e le persecuzioni a cui erano esposti.

La Sindone e la sua datazione

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La sindonologa Emanuela Marinelli

A partire dalla fine del 1800, grazie allo sviluppo delle scienze, la Sindone inizia ad essere studiata in maniera più approfondita. Nel 1898 fine fotografata per la prima volta e il negativo che ne appare sconvolge il fotografo a cui compare in maniera nitida la figura di un uomo adulto. Solo negli anni 70’ le ricerche si intensificano, fino ad arrivare nel 1988 alla famosa datazione con il metodo del Carbonio 14, metodo di datazione radiometrica, che permette di datare materiale di origine organica. Purtroppo la datazione riportò dati incompleti a causa di una misurazione effettuata su un reperto del lenzuolo, probabilmente inquinata.

Ma per comprendere al meglio questo aspetto ascolta la seconda parte dell’intervista alla dott.ssa Marinelli.

 

Un mistero che continua ad affascinare, a distanza di tanti anni, anche grazie alle tante ricerche che proseguono e che fanno affiorare nuovi particolari. Da un lato la storia, che si intreccia con la leggenda e con fonti poco certe, da un altro lato la scienza dove proseguono le ricerche portando frutti significativi.

La Sindone, nell’era dell’immagine, acquista però un significato importante anche per un  cammino di fede e come ci ricorda sempre la sindonologa Marinelli, è necessario avvicinarci ad essa preparati e con un approccio multi disciplinare.

Ascolta la terza ed ultima parte dell’intervista alla sindonologa Emanuela Marinelli.

 

 

 

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