Dopo la gioia, siamo ora alla ricerca della pace. Ci sono vari tipi di pace. Anche chi desidera il male può stare in pace. Il discernimento dunque deve andare oltre il sentimento della pace.

La volta scorsa abbiamo capito che non è tutto oro quello che luccica e che il sentimento della gioia non è automaticamente una condizione tale da garantire che i pensieri che ne nascono siano affidabili: occorre verificare di quale gioia si tratta. Tuttavia questa verifica non ha come scopo l’introspezione psicologica, né tantomeno mira a farci tenere lo sguardo fisso su di noi. Piuttosto è un atteggiamento di attenzione e, potremmo dire, di igiene interiore che nasce dal desiderio di essere in relazione con Dio nella verità, nell’autenticità. Per questo, nella luce di Dio, cerchiamo di osservare in profondità i pensieri e i sentimenti – con cui ci parlano sia lo Spirito Santo che lo spirito del nemico – per cogliere dove realmente il nostro cuore è orientato. Si è attenti a se stessi per essere attenti a Dio.

Per non ingannarci in una lettura superficiale è bene ricordare che, oltre alla gioia, c’è un altro sentimento che può essere ambiguo: la pace. Infatti, come non esiste un solo tipo di gioia, così non esiste un solo tipo di pace.

Cerchiamo di capirci: la pace è uno stato psicologico che sperimentiamo quando si crea in noi una specie di sintonia, di accordo tra pensieri e sentimenti. Quando la nostra componente razionale e la nostra componente sentimentale sono orientate sullo stesso oggetto, noi sperimentiamo la pace. Per esempio: io sono convinto intellettualmente che sia bene fare una determinata cosa; mi si offre la possibilità di farla e questo mi dà gioia. Allora io sperimento la pace, perché il pensiero e il sentimento sono orientati verso lo stesso oggetto.

Tuttavia questo stato di benessere non dice ancora nulla circa la qualità – che può essere più o meno positiva – dell’oggetto a cui sono orientato. Tanto è vero che anche una persona che razionalmente concepisce un pensiero o un desiderio di male (per es. la vendetta) e pensa che quella sia davvero la cosa giusta e la desidera con tutta se stessa e ha la possibilità di attuarla, anche quella persona si troverà nella pace.

Dunque possiamo provare pace a motivo di realtà molto diverse, addirittura opposte tra loro. Per questo motivo nel discernimento, più che fermarsi semplicemente al sentimento della pace, è importante verificare dove siamo orientati. Ora, gli orientamenti fondamentali del cuore umano possono essere soltanto due: o l’uomo è orientato a se stesso e concepisce se stesso come un individuo, come l’epicentro di tutto, oppure è orientato a Dio e concepisce se stesso come persona, come apertura all’Altro con la lettera maiuscola e, di conseguenza, agli altri. In entrambi i casi è possibile sperimentare la pace, ma saranno due stati di pace del tutto differenti. Proprio in questo stato, come poi vedremo, può inserirsi tanto l’azione dello Spirito Santo quanto quella dello spirito nemico, anche se in modi diversi.