Nel cammino alla ricerca della gioia ci si accorge che occorre non lasciarsi ingannare dall’euforia. La vera gioia è silenziosa, pacata, umile.

La volta scorsa abbiamo ricordato che, nel cammino di discernimento, attraverso la ripetizione dei pensieri o interrogandoli diviene più esplicito il legame che esiste tra essi e i sentimenti che portano con sé. Il problema, però, è che a volte fatichiamo a distinguere con chiarezza i sentimenti perché ne abbiamo una scarsa conoscenza. Perciò può essere di aiuto soffermarci in particolare su un sentimento che facilmente viene frainteso ed è la gioia. Spesso si pensa che la gioia sia sempre un sintomo positivo e che i pensieri che ci portano gioia o nascono nei momenti di gioia sono sicuramente buoni. Perciò è facile credere che siano pensieri che vengono da Dio e che si possono tranquillamente accogliere. In realtà non è esattamente così, perché non esiste un solo tipo di gioia. Per poter seguire un pensiero che nasce in uno stato interiore di gioia è importante esaminare in profondità di quale gioia si tratta.

Possiamo distinguere fondamentalmente due tipi di gioia. C’è una gioia che potremmo chiamare “frizzante”, euforica, coinvolgente, che si avverte anche a livello emotivo. Solitamente ha un’origine facilmente individuabile (l’incontro con qualcuno, un luogo visitato, una musica ascoltata…). E’ una gioia che spinge alla manifestazione esterna, alla comunicazione e che a volte prende a tal punto la persona anche a livello sensoriale che comincia a ridere in modo esagerato, a parlare a voce alta. E’ una gioia rumorosa che, anche quando spinge a comunicare, non lascia però la libertà di essere attenti alla persona con cui si sta parlando, ma è come se l’altro non esistesse, perché è semplicemente il ricettacolo della nostra urgenza di raccontare. Di solito è una gioia che ci fa vedere la vita molto facile, ci fa immaginare sempre in un continuo successo. Una gioia che non ha una lunga durata e che, quando svanisce, lascia una certa amarezza, un vuoto. Perciò facilmente la persona, per poter superare questa sensazione spiacevole, sente il bisogno di fare qualcosa (accendere la TV, telefonare a qualcuno, mangiare…). Non solo: poiché quello stato in cui si trovava mentre sperimentava la gioia era molto piacevole, comincia a nascere il desiderio di ripetere l’esperienza che ha fatto sorgere quella gioia o di tornare nel luogo dove la si è sperimentata. E si avverte una sorta di insofferenza verso il presente, verso il luogo o la situazione in cui ci si trova realmente, che è molto diversa.

C’è però un altro tipo di gioia: è una gioia silenziosa, pacata, umile, non appariscente, non invadente, che spesso non emerge perché scorre nel profondo del cuore. E’ una gioia non “epidermica”, non genera una necessità impellente di parlare, anzi rende silenziosi, attenti agli altri, capaci di vederne la bellezza. Una gioia che è come una luce nella quale si guarda il mondo e gli eventi con un ottimismo fiducioso, non ingenuo, ma consapevole della presenza di Dio. Di solito è difficile capire da che cosa nasce questa gioia e, anche se può scomparire all’improvviso, quando questo accade la persona non resta turbata, non sperimenta amarezza, vuoto, perché è consapevole che questa gioia è presente nel profondo e potrà tornare a farsi sentire. E’ una gioia che rende sobri, vigilanti, attenti alle cose che contano davvero.

Ecco, il discernimento (alla ricerca della gioia) comincia quando ci si accorge che esistono questi due tipi di gioia. I grandi maestri spirituali sanno che normalmente non è consigliabile seguire i pensieri che nascono durante la gioia frizzante, perché sono pensieri non realistici, non attenti all’altro e, di conseguenza, all’Altro con la lettera maiuscola. Difficilmente i pensieri che sorgono in questo stato sono suggeriti dallo Spirito Santo. Invece la gioia silenziosa può essere l’ambito in cui lo Spirito Santo può più facilmente parlare al nostro cuore. Perciò i pensieri che nascono durante questa gioia potrebbero davvero essere dei pensieri spirituali anche se, ovviamente, sempre da verificare.