Aldo Moro, 40 anni fa il rapimento

Il 16 marzo di 40 anni la Fiat 130 che trasportava Aldo Moro, dalla sua abitazione nel quartiere Trionfale di Roma alla Camera dei deputati, fu intercettata da un commando delle Brigate Rosse all’incrocio tra via Mario Fani e via Stresa.

In pochi istanti si consumò quella che il presidente della Camera, Laura Boldrini, ha oggi definito “la notte più buia della Repubblica italiana”. Le Br uccisero i cinque uomini della scorta (Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi). Il corpo del presidente della Dc fu ritrovato, invece, privo di vita, 55 giorni dopo il rapimento, nel bagagliaio di una Renault in Via Caetani. Giorni, di apprensione, di paura, di tensione. Giorni, ha dichiarato il presidente del Senato, Pietro Grasso, “che hanno cambiato per sempre la storia del nostro Paese, segnandola in maniera profonda”. 

Mentre si cercava in tutta Italia il covo dei brigatisti, Paolo VI lanciò un appello all’Angelus per il rilascio di Aldo Moro. Descrivendolo come “uomo buono ed onesto”, chiese, invano, agli uomini delle Brigate Rosse: “vi prego in ginocchio, liberate Aldo Moro, semplicemente, senza condizioni in virtù della sua dignità di comune fratello in umanità”.

Sarà proprio il Pontefice a celebrare il 13 maggio 1978 i funerali dello statista nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

Il Giardino dei Martiri di via Fani

E in quella stessa strada, teatro, il 16 marzo 1978, di una strage, si sono svolte questa mattina le celebrazioni in ricordo di Aldo Moro e degli uomini della sua scorta. Applausi alla scoperta della targa toponomastica “Giardino Martiri di via Fani”, presso Largo Cervinia, alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che ha deposto una corona dai colori bianco rosso e verde.

Presenti alla cerimonia anche i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Piero Grasso, il capo della polizia Franco Gabrielli, il governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti e il sindaco di Roma Virginia Raggi.

“Inauguriamo oggi il giardino e il memoriale ai martiri di via Fani perché la memoria per noi è fondamentale”, ha detto il primo cittadino.Il Comune di Roma non solo vuole rendere omaggio ma vuole ricostruire uno spirito di comunità che si deve fare anche celebrando momenti molto importanti come questo. 

“Il 16 marzo 1978 ha segnato un confine tra quello che sembrava impossibile e quello che è stato possibile. Ci sono dei momenti che non si devono ripetere ma per questo è necessario non dimenticare”, ha detto ancora il sindaco di Roma ricordando che “Il 21 febbraio quella targa è stata barbaramente vilipesa”. 

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