venerdì , 24 novembre 2017

ACS, Rapporto libertà religiosa nel mondo: ‘sveglia’ su persecuzione

Il Rapporto sulla Libertà Religiosa nel mondo di Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) “serve per dare una sveglia sul tema della persecuzione”. Lo ha detto ieri il direttore di Avvenire Marco Tarquinio che, moderando l’incontro di presentazione del Rapporto ACS 2016, ha evocato due esempi di donne simboli di speranza: la pakistana Asia Bibi, tuttora detenuta, e la bangladese Ishrat Akhond, uccisa nel recente attentato di Dacca. A fargli eco Alfredo Mantovano, il Presidente di ACS-Italia,  secondo cui “il Rapporto è uno strumento per sostenere le comunità perseguitate attraverso i progetti”. 

Maglia nera va quest’anno alla Corea del Nord. “Sappiamo solo”, ha spiegato il direttore di ACS-Italia Alessandro Monteduro che “per qualunque gruppo religioso, non è possibile esercitare la propria fede”. Delle 196 nazioni esaminate nel Rapporto, prosegue Monteduro, “38 sono quelle che versano nella situazione più difficile. Di queste, 23 subiscono le persecuzioni più efferate: 12 da parte dello Stato e 11 da gruppi militanti radicali. Gli altri 15 Paesi si collocano nell’area tra la discriminazione e la persecuzione. Sette sono, infine, -fa presente il direttore- i Paesi per i quali è difficile perfino immaginare una classificazione, e dunque quelli in cui la libertà religiosa è in maggiore pericolo: Arabia Saudita, Iraq, Siria, Afghanistan, Somalia, Nord Nigeria e Corea del Nord.”.

Presente ieri anche il Presidente Internazionale di ACS, Card. Mauro Piacenza che ha affermato: “la libertà religiosa deve essere tutelata in ogni ordinamento giuridico; in particolare, le moderne democrazie non debbono fondarsi sul relativismo, bensì sul rispetto della libertà religiosa, che deve essere riscoperta nel foro pubblico.” Il vero problema, ha poi sottolineato il Giudice Costituzionale Giuliano Amato, “è l’attuale fondamentalismo religioso. E alla radice del fondamentalismo c’è la laicizzazione estrema che intende sradicare la religione, e che genera una reazione identitaria; comprimere la religione determina una distorsione del sentimento religioso”.

A fare una testimonianza Monsignor Jacques Behnan Hindo, Arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi (Siria): “la sharia nega la libertà di coscienza”, ha detto il prelato spiegando che “in Siria non c’è libertà per i Cristiani” e questo soprattutto perché in quella nazione, storicamente terra di invasioni, “l’Islam è politico. Daesh non è solo anticristiano –ha chiarito –, è anti- tutti quelli che non sono Daesh”.

 

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