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Acli e Cisl: “Avere 20 anni, pensare al futuro”, i risultati

Scritto da il 3 Ottobre 2016

“Avere 20 anni, pensare al futuro” è il nome della ricerca condotta da ACLI di Roma e provincia e CISL di Roma Capitale e Rieti in collaborazione con l’IREF. L’indagine, inserita nel progetto “Job to Go, il lavoro svolta!” è durata un anno e si è svolta su oltre 1000 partecipanti, tra i 16 e i 29 anni, residenti a Roma e nella provinciaI risultati della ricerca sono stati presentati oggi all’Università Sapienza di Roma durante il convegno “Lavoro per i giovani: priorità delle famiglie, futuro per il Paese”. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con il Centro per la Pastorale Familiare del Vicariato di Roma, va a inserirsi negli eventi della “Settimana della Famiglia” del Forum delle Associazioni Familiari del Lazio, e fa inoltre parte della II edizione dell’ “Ottobrata Solidale” promossa da ACLI Roma.

Alla presentazione della ricerca sono intervenuti tra gli altri, Lidia Borzì (presidente ACLI Roma), Paolo Terrinoni (segretario generale CISL Roma Capitale e Rieti), Enrico Costa (Ministro per gli Affari regionali), Luigi Bobba (Sottosegretario di Stato del Ministero del Lavoro), Eugenio Gaudio (Rettore della Sapienza Università di Roma), Mons. Andrea Manto (Responsabile del Centro per la Pastorale Familiare Vicariato di Roma), Gianluigi De Palo (Presidente Forum Associazioni familiari), Roberto Rossini (Presidente nazionale Acli), Maurizio Stirpe (Vicepresidente nazionale Confindustria). L’evento è stato presentato e coordinato dal giornalista Rai Francesco Giorgino.

Dai risultati della ricerca emerge che i giovani associano al futuro sentimenti di speranza (il 61,3%), ma anche di confusione (36%), precarietà (26,6%) e angoscia (26,3%). Proprio per questa profonda insicurezza più della metà dei giovani romani, il 65%, si dichiara pronto a rinunciare a contratti regolari e diritti dei lavoratori. Il 28,2%, secondo la ricercarinuncerebbe ai giorni di malattia, il 26,6% alle ferie, l’11,1% alla maternità. La ragione di questo dato si può rintracciare nel mutato scenario nel quale i nati negli anni ’90 e 2000 si trovano a vivere il mondo del lavoro. La precarietà lavorativa per loro, infatti, “non è solo un argomento di discussione, ma un’esperienza concreta”. I problemi relativi all’inserimento nel mondo del lavoro sembrano partire già dalla scuola: il 46,3% dei giovani coinvolti nella ricerca si dichiara infatti abbastanza o molto in disaccordo sul fatto che la scuola fornisca strumenti per inserirsi nel mondo del lavoro, pensa il contrario, invece, solo il  23,3% di loro.

Se la fiducia nel mondo del lavoro non è alta, i giovani romani hanno fiducia però nella loro capacità di adattamento. Il 27,5% , rileva la ricerca, ritiene l’affidabilità una delle sue caratteristiche rilevanti, il 23% la capacità di apprendere, mentre il 19,1% la creatività. Menzionati dai giovani, tra i punti di forza: il risolvere problemi(il 45,8%) , l’organizzare situazioni (il 42,6%), l’essere motivato (il 38,6%) e il saper lavorare in modo autonomo (il 34,3%).

“Questa ricerca – dichiara Lidia Borzì, Presidente delle ACLI di Roma – ci ha permesso di dare voce ai ragazzi che da nativi precari ci hanno fornito una lettura attenta e consapevole di questo particolare periodo storico e delle numerose difficoltà che si trovano ad affrontare”. La presidente delle ACLI sottlinea, inoltre, l’importanza di impegnarsi per cambiare quanto di negativo c’è nella prospettiva dei giovani, “attraverso fatti concreti e processi condivisi che vedano i giovani coinvolti in prima persona”. Alla luce della ricerca Lidia Borzì si propone, quindi, “di promuovere un’alleanza per il lavoro capace di coinvolgere tutte le realtà del mondo delle istituzioni, dei sindacati e della società civile, dell’impresa, della scuola e dell’università”. Questo proposito, per quanto riguarda le Acli di Roma, consisterà nello sviluppo dei Corner Job, “luoghi di empowerment e avvicinamento al lavoro per i giovani”.

Anche Mons. Andrea Manto, Responsabile del Centro per la Pastorale Familiare Vicariato di Roma  ha commentato la ricerca affermando che il tema tema del lavoro “acquista oggi una particolare rilevanza, sia perché rappresenta una grande preoccupazione per le famiglie, sia perché richiede una nuova cultura del lavoro in modo che la vita lavorativa non depauperi l’ambito delle relazioni costitutive dell’essere umano“. Mons. Andrea Manto pone l’accento, inoltre, sulla “necessità anche di riprendere a educare le persone e la comunità tutta al valore più alto che il lavoro rappresenta: la partecipazione dell’uomo alla costruzione della società e della storia”.

 

 

Valeria Presti

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