Sei anni fa l’elezione
di Papa Francesco

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Papa Francesco, sei anni di pontificato

Una fumata bianca, rintocchi di campane, lunghi applausi, bandiere di diverse nazionalità in una piazza gremita. Affacciandosi dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro, l’argentino Jorge Mario Bergoglio, successore di Joseph Ratzinger, salutò così i presenti: “Fratelli e sorelle, buonasera”.

Era la sera del 13 marzo 2013. Il Pontefice, “preso dai fratelli cardinali quasi dalla fine del mondo”, scelse di chiamarsi Francesco, come il santo di Assisi.

Le parole di Bergoglio

“Santità, nello scorrere dei giorni ci sono date che diventano occasione per esprimere alla persona amata un ringraziamento e un augurio. Così, l’odierno anniversario della sua elezione a Vescovo di Roma – si legge nel messaggio di auguri indirizzato a Sei anni fa l'elezione <br>di Papa Francesco 1Bergoglio dalla presidenza della Ceidiventa motivo di gratitudine per i processi che ha saputo avviare nella Chiesa con l’eloquenza della sua testimonianza”.

“Oggi, e ogni giorno, è la comunità diocesana di Roma a dire «grazie» al suo vescovo!” scrive questa mattina la Diocesi di Roma ricordando i sei anni di pontificato di Francesco.

“Vi ringrazio per l’accoglienza” disse proprio il Papa a quanti accorsi in piazza san Pietro quel mercoledì (proprio come oggi) di marzo. Accoglienza. Da quel momento divenne la parola più pronunciata dal Pontefice. Un invito costante al popolo di Dio a essere costruttori di dialogo, di pace e di ponti.

Un invito a camminare insieme. “Cominciamo questo cammino: vescovo – popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma che presiede nella Carità tutte le chiese. Un cammino di fratellanza, amore, fiducia. Preghiamo sempre per noi, uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo. Preghiamo per un cammino fruttuoso di evangelizzazione“.

Da qui, in questi sei anni di pontificato, l’abbraccio ai poveri (è stato Papa Francesco a istituire la prima Giornata mondiale a loro dedicata), agli ultimi, agli emarginati, ai migranti. Alle periferie fisiche ed esistenziali. 

La Chiesa in uscita

“Dio non ha paura. È sempre oltre i nostri schemi. […] Dio non ha paura delle periferie. Ma se voi andate alle periferie, lo troverete lì. Dio è sempre fedele, è creativo. Dio è creativo, non è chiuso, e per questo non è mai rigido. Ci accoglie, ci viene incontro, ci comprende. Per essere fedeli, per essere creativi, bisogna saper cambiare. E perché devo cambiare? Per adeguarmi alle circostanze nelle quali devo annunziare il Vangelo. Per rimanere con Dio bisogna saper uscire”.

Sono le parole pronunciate da Papa Francesco al Congresso Internazionale sulla Catechesi pochi mesi dopo la sua elezione al soglio pontificio, il 27 settembre 2013, nell’Aula Paolo VI. Una Chiesa in uscita, dunque l’auspicio del Pontefice fin dalla sua elezione. In uscita dai confini geografici (il Giubileo della Misericordia del 2015 fu aperto a Bangui, in Africa) e dai limiti che l’uomo stesso di pone (“avidità, brama per uno smodato benessere, disinteresse per il bene degli altri e spesso anche per il proprio”Messaggio per la Quaresima 2019). Una Chiesa “ospedale da campo”, “casa per tutti”.

Sei anni fa l'elezione <br>di Papa Francesco 2Protagonisti di questo “progetto” sono in prima linea i giovani, al centro dell’ultimo Sinodo e della Giornata Mondiale della Gioventù a Panama, a cui il Papa ha più volte invitato a “spalancare le porte della propria vita, ad avere sempre gli occhi rivolti al futuro e a non avere paura”. Ma lo siamo tutti noi che, vivendo la nostra vita come una missione, come precisa Francesco in Gaudete et Exsulatate, terza esortazione apostolica dopo Evangelii Gaudium Amoris Laetitia, possiamo essere santi nella nostra quotidianità e nei piccoli gesti di ogni giorno.

 

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