mercoledì , 23 agosto 2017

Laudato si’, l’enciclica “verde” di Francesco

Attesissima, criticata ancor prima di uscire, anticipata a scapito dell’embargo stabilito dalla Santa Sede, finalmente oggi è stata pubblicata “Laudato Sì. Sulla cura della casa comune”, l’Enciclica verde di Francesco, la prima scritta a due mani, dopo la Lumen Fidei scritta a quattro con il Papa emerito Benedetto XVI. Il previo rumore ben si spiega sfogliando il documento pontificio: circa 190 pagine, sei capitoli, 246 punti e due preghiere, in cui Bergoglio pone all’attenzione del mondo il cruciale tema dell’ambiente, denunciando i fenomeni che oggi devastano “la nostra casa comune”, inquinata, maltrattata, saccheggiata “dai fumi dell’industria, dalle discariche di sostanze che contribuiscono all’acidificazione del suolo e dell’acqua, da fertilizzanti, insetticidi, fungicidi, diserbanti e pesticidi tossici in generale”.

Il grido della Terra

Dal punto di vista umano e ambientale, Sora Nostra Madre Terra – come la chiamava San Francesco d’Assisi, ispiratore dell’intero testo papale – porta insomma le innumerevoli “ferite” prodotte “dal nostro comportamento irresponsabile”. “La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia” (21), scrive il Papa. Essa “geme e soffre le doglie del parto” e, oggi, – ammonisce – “protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei”. “Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla” (2), osserva Francesco. Pone quindi un interrogativo a chiunque leggerà il suo scritto: “Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?”. Una domanda che “non riguarda solo l’ambiente” e che spinge “a interrogarsi sul senso dell’esistenza e sui valori alla base della vita sociale”.

Controllo nascite, OGM, sperimentazioni scientifiche, consumismo esasperato

Il Papa non fa sconti a nessuno, e stigmatizza chi “invece di risolvere i problemi dei poveri e pensare a un mondo diverso, si limita a proporre una riduzione della natalità” (50), oppure chi opera esperimenti sugli embrioni o sperimentazioni animali. Critica gli OGM, “una situazione complessa”, e l’estendersi di coltivazioni di cereali transgenici che rovinano l’ecosistema (133); come pure il consumismo eccessivo ed esasperato: di trasporti, di elettricità o di acqua, risorsa divenuta insufficiente in tanti paesi nel sud del mondo (27).    

Accettare il proprio corpo “nella sua femminilità e mascolinità”

Ma Francesco non manca di accusare chi danneggia il “creato” di Dio, voce sotto cui rientra la vita e la persona umana. Alza la voce, quindi – indirettamente, ma abbastanza chiaramente – contro i promotori della teoria del gender, sottolineando che “l’accettazione del proprio corpo come dono di Dio”, specie “nella sua femminilità e mascolinità”, ma anche la sua cura e il rispetto dei “suoi significati”, sono fattori essenziali “per una vera ecologia umana” (155).  

Da Giovanni XXIII a Benedetto XVI e Bartolomeo

Per la sua analisi, il Vescovo di Roma attinge agli studi giovanili di tecnico chimico o al sapere di esperti che hanno offerto la propria consulenza per la stesura del documento; soprattutto, però, si ispira al magistero dei suoi predecessori sui temi di clima e ambiente: dalla Pacem in Terris di Giovanni XXIII, passando per il monito di Paolo VI di “una catastrofe ecologica” in atto o all’invito di Giovanni Paolo II ad una “conversione ecologica globale”, fino alla inquietudine di Benedetto XVI  per “lo spreco della creazione” che “inizia dove non riconosciamo più alcuna istanza sopra di noi, ma vediamo soltanto noi stessi”. Soprattutto è il grande amico Bartolomeo I, patriarca ortodosso di Costantinopoli, con i suoi numerosi scritti sulla questione climatica, a guidare il lavoro del Santo Padre, che lo cita ampiamente dedicandogli i paragrafi 8 e 9.

L’uomo capace ancora di collaborare per la “casa comune”

In “Laudato Sì”, tuttavia, non è presente solo la “sincera e dolorosa preoccupazione per ciò che sta accadendo al nostro pianeta”, ma anche la speranza per la “crescente sensibilità riguardo all’ambiente e alla cura della natura” che si avverte oggi. “L’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune”, afferma il Papa; “non tutto è perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi”. In tal prospettiva, propone di avviare a ogni livello della vita sociale, economica e politica “un dialogo onesto”, che strutturi “processi decisionali trasparenti”. Anche perché – evidenzia il Pontefice – “nessun progetto può essere efficace se non è animato da una coscienza formata e responsabile”.

Questione dell’acqua e tutela biodiversità

Più nel dettaglio, Papa Francesco affronta “vari aspetti dell’attuale crisi ecologica”: i cambiamenti climatici, in primis, “problema globale con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche” (25); o la questione dell’accesso all’acqua potabile e sicura, “un diritto umano essenziale, fondamentale e universale” che “determina la sopravvivenza delle persone”. O ancora la tutela della biodiversità, considerando che “ogni anno scompaiono migliaia di specie vegetali e animali che non potremo più conoscere, che i nostri figli non potranno vedere, perse per sempre” (24).

Nord in “debito ecologico” con il Sud 

Nel quadro di un’etica delle relazioni internazionali, il Papa indica l’esistenza di un vero “debito ecologico” (51), soprattutto del Nord nei confronti del Sud del mondo. Si mostra poi profondamente colpito anche dalla “debolezza delle reazioni” di fronte ai drammi di persone e popolazioni, segnalando “un certo intorpidimento e una spensierata irresponsabilità” (59).

Aumento di miganti: tragedia che passa sotto occhi indifferenti

In particolare, il Santo Padre segnala il “tragico aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale”, e “portano il peso della propria vita abbandonata senza alcuna tutela normativa”. Ai suoi occhi risulta quindi “una generale indifferenza di fronte a queste tragedie, che accadono tuttora in diverse parti del mondo. La mancanza di reazioni di fronte a questi drammi dei nostri fratelli e sorelle – afferma – è un segno della perdita di quel senso di responsabilità per i nostri simili su cui si fonda ogni società civile”.

Cambiare stili di vita: condizionatori, luci, raccolta differenziata

Come nel recente discorso alla Fao, anche nell’Enciclica viene domandata una disponibilità a cambiare stili di vita, produzione e consumo, che cominci da piccoli gesti e abitudini quotidiane come la riduzione del consumo di acqua, la raccolta differenziata dei rifiuti o anche “spegnere le luci inutili” (211). Un problema è anche il “crescente aumento dell’uso e dell’intensità dei condizionatori d’aria”, per cui “i mercati, cercando un profitto immediato, stimolano ancora di più la domanda” (55). 

Nuove tecnologie: grande contributo alle condizioni di vita, ma stiamo attenti…. 

Rileggendo poi i racconti biblici che evidenziano la “tremenda responsabilità” dell’uomo nei confronti del creato (capitolo 2), il Papa passa ad analizzare la radice umana della crisi ecologica, “in modo da coglierne non solo i sintomi ma anche le cause più profonde”. L’attenzione viene quindi puntata sulla tecnologia, di cui il Papa riconosce con gratitudine “l’apporto al miglioramento delle condizioni di vita” (102). Essa tuttavia – dice – dà “a coloro che detengono la conoscenza e soprattutto il potere economico per sfruttarla un dominio impressionante sull’insieme del genere umano e del mondo intero”.

Antropocentrismo, scarto, logica “usa e getta”

Francesco rende evidente “un eccesso di antropocentrismo” (115) che si percepisce oggi, secondo cui “l’essere umano non riconosce più la propria giusta posizione rispetto al mondo e assume una posizione autoreferenziale, centrata esclusivamente su di sé e sul proprio potere”. In altre parole è quella logica “usa e getta” che giustifica ogni tipo di “scarto”: dalla tratta di esseri umani, all’abbandono di anziani, dalla schiavitù di bambini o al commercio di pelli di animali in via di estinzione o i “diamanti insanguinati” (123). La stessa logica, questa, di molte mafie, dei trafficanti di organi, del narcotraffico e dello scarto dei nascituri “perché non corrispondono ai progetti dei genitori”.

Una “ecologia integrale”

In questa luce l’Enciclica bergogliana affronta i limiti del progresso scientifico e concretizza l’anelito del Papa in una proposta di “ecologia integrale” (137) quale nuovo paradigma di giustizia. Un’ecologia, cioè, “che integri il posto specifico che l’essere umano occupa in questo mondo e le sue relazioni con la realtà che lo circonda”, in modo da non considerare “la natura come qualcosa separato da noi o come una mera cornice della nostra vita” (139). Infatti, afferma il Papa, “non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura”.

L’ecologia dei poveri, nonostante le limitazioni

A proposito di poveri, il Santo Padre nel documento loda “la grande capacità di adattamento” dell’essere umano: “È ammirevole – dice – la creatività e la generosità di persone e gruppi che sono capaci di ribaltare i limiti dell’ambiente, imparando ad orientare la loro esistenza in mezzo al disordine e alla precarietà” (148). Encomiabile è pure “l’ecologia umana che riescono a sviluppare i poveri in mezzo a tante limitazioni”. In tal modo, “qualsiasi luogo smette di essere un inferno e diventa il contesto di una vita degna”. Incoraggiando, quindi, a fare scelte solidali sulla base di “una opzione preferenziale per i più poveri”, il Vescovo di Roma illustre alcune linee di orientamento, dialogo e azione “che coinvolgano sia ognuno di noi, sia la politica internazionale”, e “che ci aiutino ad uscire dalla spirale di autodistruzione in cui stiamo affondando” (163).  

Proprietà privata, “regola d’oro” del comportamento sociale

Particolarmente incisivo il passaggio in cui il Papa asserisce che “ogni approccio ecologico deve integrare una prospettiva sociale che tenga conto dei diritti fondamentali dei più svantaggiati”. “Il principio della subordinazione della proprietà privata alla destinazione universale dei beni e, perciò, il diritto universale al loro uso, è una ‘regola d’oro’ del comportamento sociale”, soggiunge, nonché “il primo principio di tutto l’ordinamento etico-sociale”. Tuttavia, precisa il Pontefice, “la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata, e ha messo in risalto la funzione sociale di qualunque forma di proprietà privata”.

Vertici mondiali su ambiente: inutili!

Papa Francesco non manca di formulare un giudizio severo sui recenti Vertici mondiali sull’ambiente, che “non hanno raggiunto accordi ambientali globali realmente significativi ed efficaci” (166). Chiede pertanto “forme e strumenti efficaci di governance globale”, perché “la protezione ambientale non può essere assicurata solo sulla base del calcolo finanziario di costi e benefici” (190).

Buona politica e sfida dell’educazione, puntando alla “sobrietà”

Un appello va anche a chi ricopre incarichi politici, affinché si sottragga “alla logica efficientista e immediatista” oggi dominante (181). “Se avrà il coraggio di farlo – scrive il Santo Padre – potrà nuovamente riconoscere la dignità che Dio gli ha dato come persona e lascerà, dopo il suo passaggio in questa storia, una testimonianza di generosa responsabilità”. Nell’ultimo capitolo finale si parla infine di educazione e formazione, sfide centrali per scuola, famiglia, mezzi di comunicazione, catechesi”. La partenza – dice il Papa – è “puntare su un altro stile di vita”, che apre anche la possibilità di “esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale”. L’invito di Bergoglio, già espresso nella Evangelii Gaudium, è dunque quello alla sobrietà che, se “vissuta con libertà e consapevolezza”, è “liberante” (223).  

Assumere gli impegni per il creato

In questo cammino ci accompagnano i santi, assicura il Papa. San Francesco per primo, quale “esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia”. Ma anche san Benedetto, santa Teresa di Lisieux e il beato Charles de Foucauld. L’Enciclica termina infine con due preghiere (246): una “che possiamo condividere tutti quanti crediamo in un Dio creatore onnipotente”, e l’altra – ritmata dal ritornello «Laudato Sì» – “affinché noi cristiani sappiamo assumere gli impegni verso il creato che il Vangelo di Gesù ci propone”.

(da www.zenit.org – articolo di Salvatore Cernuzio)

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