venerdì , 15 dicembre 2017

Razzismo, ennesimo caso di violenza. La denuncia della Caritas e di Sant’Egidio

Razzismo, la violenza nel centro di Roma

Un altro episodio di violenza a sfondo razziale tra le vie della Capitale. A farne le spese, questa volta, nella notte tra sabato e domenica scorsa, un 27enne del Bangladesh, cameriere in un un ristorante di Campo de’ fiori, e un suo amico egiziano.

Dopo essere stati ricoperti da insulti razzisti, i due giovani sono stati aggrediti fisicamente, in piazza Cairoli, in pieno centro di Roma, da cinque ragazzi romani tra i 17 e  19 anni. Uno di loro è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio. Gli altri sono stati denunciati per lesioni aggravate e percosse.

Il giovane bengalese è stato, invece, trasportato in ospedale con traumi al volto giudicati guaribili in 30 giorni.

La denuncia della Caritas

Monsignor Enrico Feroci

“Bisogna far capire ai politici che le loro parole incitano all’odio e possono scatenare la violenza nelle teste calde. Devono stare attenti a ciò che dicono: serve una coscienza culturale che non contribuisca ad aizzare il branco”.  La pensa così monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma, che ha commentato, al Sir, l’ennesimo caso di razzismo nella Capitale.

 “Quando avvengono questi episodi mi chiedo le ragioni per cui questi ragazzi agiscano con tanta violenza gratuita. Senza giustificarli, penso molti ragazzi che vivono nelle periferie, senza Stato e senza famiglia, spesso ascoltano e ripetono  quello che sentono dall’alto. Sono anche loro vittime degli agitatori politici che affermano le solite falsità sui migranti: ‘ci rubano il lavoro, la casa, ci invadono’. Il rischio è che per guadagnare quattro voti in più poi si aizzino queste teste calde”.

Da qui l’invito di monsignor Feroci ad alcuni esponenti politici “ad avere maggiore consapevolezza delle conseguenze delle loro parole. A fare uno sforzo di conoscenza del fenomeno migratorio”. Il rischio è infatti quello di fomentare “delle guerre tra poveri in una società che annaspa nel malessere di non avere casa e lavoro.”

Anche la Comunità di Sant’Egidio condanna l’episodio di razzismo

Ad esprimere vicinanza e solidarietà ai due cittadini stranieri vittime dell’agguato anche la Comunità di Sant’Egidio.

“La violenza, accompagnata da un linguaggio di disprezzo, è spesso il frutto di una ‘predicazione dell’odio’ nei confronti di chi si ritiene diverso, alimentata da pregiudizi e ignoranza o da colpevoli strumentalizzazioni. A farne le spese –rende noto l’associazione– sono, troppo spesso, persone innocenti, in questo caso lavoratori già inseriti nel tessuto produttivo della città”.

“Roma non può accettare che prevalga questo clima. C’è bisogno di costruire una rete che favorisca l’incontro fra realtà diverse, la conoscenza e l’integrazione tra i suoi abitanti, soprattutto nelle periferie. Il fatto che gli autori dell’agguato siano tutti giovanissimi richiede inoltre un impegno importante di educazione al rispetto e alla non violenza che deve coinvolgere tutti, a partire dalle scuole e dalle famiglie”.

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