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Azzardo, Feroci: proposta Governo, rimedio peggiore del male

Scritto da il 9 Febbraio 2017

La Caritas di Roma scende nuovamente in campo contro il gioco d’azzardo. Monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma ha, infatti, espresso la sua preoccupazione riguardo alla proposta del Governo sul settore delle slot machine. In particolare, Feroci teme che dietro la “riduzione dell’offerta di gioco”, si voglia celare una mera “sostituzione” degli strumenti tecnologici (slot machine) e la loro concentrazione in cosiddette “sale di tipo A”. Ciò comporterebbe una promozione di “casinò della porta accanto”, di esercizi commerciali cioè esclusivamente o prevalentemente dedicati al funzionamento di slot machine o di altri giochi. “Un rimedio peggiore del male”.

 

Azzardo, la denuncia della Caritas

“L’azzardo non è un’industria, non è una fonte di entrata per lo Stato, non produce sviluppo per il paese. L’azzardo, in tutte le sue forme anche quelle più tradizionali e popolari, è invece il fattore che più contribuisce a una cultura del ‘tutto e subito’, a una vita fatta di scorciatoie, a un’economica che continua a vivere sulle spalle delle generazioni future”. Sono queste le parole di denuncia di monsignor Enrico Feroci secondo cui il settore delle slot machine sembra orientato, più che altro, ad andare incontro alle richieste delle potenti lobby.

Inoltre gli esercizi “di tipo A” potranno offrire azzardo anche accanto a luoghi sensibili e ultrasensibili. Tra questi scuole, ospedali, uffici postali, oratori, centri giovanili, giardini pubblici con attrezzature di gioco per bambini ecc.).

A Roma la più grande sala slot d’Europa

In particolare a Roma, dove si trova la più grande sala slot d’Europa con oltre 900 postazioni “e dove questi mini-casinò si sono concentrati nelle periferie”, ridurre il numero di apparecchiature e concentrarle in locali appositi non andrebbe comunque a ridimensionare, spiega Feroci, la quantità di gioco d’azzardo.

Inoltre, le nuove sale, sarebbero inoltre svincolate alla potestà regolamentare dei Comuni e a quella legislativa delle Regioni. “Le uniche pratiche di controllo” chiarisce Feroci “che finora hanno funzionato in più aree del Paese, grazie alla collaborazione tra le Amministrazioni e le associazioni di volontariato che da anni sono attive contro questo fenomeno di sciacallaggio alle spalle dei poveri”.

I Comuni, dunque, non potranno intervenire neanche per quanto riguardo gli effetti sulla salute, sulla socialità, sulle fasce deboli della popolazione.

 

 

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