1 maggio. Lavoro: meno stabilità, più mobilità

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1 maggio. Come riscoprire il gusto creativo del lavoro in una società precaria e priva di stabilità.

La Festa del Lavoro si festeggia in Italia dal 1891, ogni 1 maggio si riaccende l’attenzione sulle rivendicazioni e i diritti dei lavoratori. Interessante è provare a capire verso quale futuro si sta spingendo il mondo del lavoro e ciò che i giovani pensano riguardo a questa situazione.

Per l’occasione Lisa Buonanno ha intervistato, per InformAc, Mario Prignano, incaricato regionale del Movimento Lavoratori di Azione Cattolica ed ex segretario MLAC della Diocesi di Roma.

Come leggi la situazione attuale dove è sempre più arduo accordare il lavoro e la vita privata? «Attualmente stiamo affrontando il lavoro in maniera sbagliata, il lavoro è diventato uno strumento per realizzare ciò che vogliamo, non è visto invece come ciò che “nobilita l’uomo”. Abbiamo perso il valore del lavoro, l’abbiamo reso uno strumento da cui dover ottenere sempre di più, e perdiamo la disponibilità per il tempo privato. Oggi consideriamo anche il tempo per la famiglia un impegno necessario, ma un impegno, non più un momento della nostra vita privata. Dobbiamo imparare a rileggere il lavoro, soprattutto nella cultura giovanile, dove il lavoro è visto come modo per finanziare i propri desideri, per una realizzazione personale che si ottiene solo accumulando beni. Invece il lavoro dovrebbe essere visto come qualcosa che mi aiuta a migliorarmi, a crescere come persona, ad avere rapporti con gli altri, ad interfacciarmi, a camminare con gli altri, indipendentemente da quello che può essere il guadagno, che comunque deve esserci ed essere giusto. Però perdere di vista il senso vero del lavoro è il dramma principale della nostra società».

Ascolta l’intera puntata della rubrica di InformAc di giovedì 26 aprile!

Il processo di precarizzazione del lavoro è inarrestabile oppure si può ancora immaginare un tipo di lavoro dipendente, stabile e tutelato? «Da quello che vedo credo che parlare ancora di lavoro dipendente, stabile e tutelato sia utopia. Non mi piace neanche parlare di “precarizzazione”:  con questo termine si definisce un tipo di lavoro che viene sentito come qualcosa di passaggio, che non mi dà il tempo di costruirmi una vita. Preferisco utilizzare  piuttosto un altro termine, che è quello di “mobilità” del lavoro: la “precarizzazione” dovrà essere cancellata con leggi adatte. Sicuramente non possiamo continuare a pensare di poter avere una società con lavoro fisso e tempo indeterminato. Noi dobbiamo pensare ad una società che guarda alla mobilità del lavoro, che non significa precarietà ma neppure “posto fisso a tempo indeterminato”. Oggi credo che occorra cambiare il modo di vedere il lavoro, vecchie mentalità che devono mutare specialmente tra coloro che sono in cerca di lavoro. Non si tratta dunque di un lavoro stabile, ma mobile e continuo. Penso alle società anglosassoni, nell’ambito di questa globalizzazione del lavoro,  nelle quali non si parla di “precarizzazione”, eppure non si hanno contratti stabili».

Cosa può fare l’associazionismo in questa situazione? «Secondo me deve aiutare chi si sta avvicinando al mercato del lavoro, senza dimenticare a però coloro che, ancora in età attiva, perdono la loro occupazione. In questo momento ci stiamo rivolgendo qui a Roma ad un’attività per i giovani, per aiutarli a comprendere il senso del lavoro, perché è inutile cercare un lavoro tanto per farlo, prima di tutto bisogna cercare di capire che cosa è il lavoro. Come dicevo prima non si tratta solo di uno strumento per realizzare i desideri, ma qualcosa che mi impegna nelle mie capacità e conoscenze, nella mia voglia di inventarmi qualcosa. Il lavoro è partecipazione prima di tutto, ritengo che l’associazionismo debba ridare questi valori che si sono persi, in questa società dove tutto si muove di corsa, sempre più alla ricerca del tutto e subito. Si è perso di vista il valore della persona e del lavoro, lavoro e persone sono due entità inscindibili. La persona non può essere schiava del lavoro, né strumento del lavoro».

VITA ASSOCIATIVA

Domenica 6 maggio si terrà la Giornata degli incontri, che quest’anno, poiché organizzata dall’ACR della Diocesi di Roma in collaborazione con il Centro Oratori Romani, avrà come titolo «COReACore». L’appuntamento per gli accierrini, gli educatori, le famiglie ed i giovani è alle ore 9.30 al Parco Schuster. Alle ore 12 ci sarà la messa presieduta da Don Paolo Lojudice e, dopo il pranzo, le Parrocchiadi.

Invitiamo poi tutti i maggiorenni a compilare il questionario sul “Prendersi a cuore la città”: uno strumento per capire quanto conta, per il socio ed il simpatizzante di Ac, la “partecipazione attiva”. Il questionario potete trovarlo cliccando su questo link.